C’è qualcosa di terribile e ineluttabile nel concetto di opposti.
La massima, che vuole si attraggano, è una stupidaggine, la versione romantica del più semplice concetto di rimando. Gli opposti, infatti, non si attraggono e nemmeno si respingono, semplicemente si rimandano. Così la luce rimanda al buio, la notte rimanda al giorno, l’amore rimanda all’odio.
Concetti antitetici che non possono stare insieme, se non cambiando la loro stessa natura: perché il buio si deve far ombra e il giorno alba o tramonto per poter coesistere con il suo opposto.
Questa è la loro aberrazione, quel fondamento di ipocrisia che rende tragici i loro incontri, un qualcosa di profondamente sbagliato.
Solo odio-amore sembrano sottrarsi a questa regola, farne eccezione. Ed è per questo che qualcuno sostiene che la loro nemesi sia un’altra: l’indifferenza.
Ma se è davvero così, se l’opposto di entrambi questi due concetti è lo stesso, cosa sono allora tra di loro odio e amore? La stessa faccia di medaglie diverse.

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